Brian Molko intervista Robert Smith

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Brian Molko: E’ interessante stare dall’altra parte, è la prima volta che vesto i panni del giornalista. Quando ero un ragazzo ti vedevo alla tv, leggevo le tue interviste. Adesso sono qui a farti delle domande. Qual’è il tuo primo ricordo?

Robert Smith: Mio padre aveva una telecamera super-8 e spesso riprendeva me, mia madre e mia sorella, così ho visto tutti i filmati. Sono nato nel 1959 e sono cresciuto a Blackpool in riva al mare, nel nord-ovest dell’ Inghilterra. Ci sono molti filmati in cui mi si vede correre come un pazzo, con degli asini sullo sfondo.
Il mio primo ricordo è questo : vedo mia sorella mangiare dei vermi e, ad essere sincero, io scavavo per cercarli e lei li mangiava. Io avevo circa 3 anni lei 2. E ricordo mia madre che mi puniva. Deve essere stata una delle uniche volte in cui venni sgridato. Ricordo anche l’odore degli asini. Uno dei miei primi ricordi è legato al rumore del mare. Quando lasciai Londra, 10 anni fa, ero disposto ad andare ovunque, purchè vicino al mare. Volevo potermi svegliare e sentire il rumore del mare. E’ legato alla mia infanzia, alla pura felicità, all’innocenza. Amo la musica e il profumo del mare. Così mi sono trasferito nell’ Inghilterra del sud ed ora mi sento completamente diverso. A Londra ce l’avevo con il mondo intero.

B.M.: Come se stessi soffocando?

R.S.: Si, e ora posso respirare. Il rumore del mare mi fa sentire bene. Ho vissuto a Londra 10 anni e alla fine ero logorato. Un relitto umano. Vivevo in un seminterrato, come in un film di Polanski, i muri che si sgretolavano, le urla al terzo piano, ero sempre teso. Dopo aver trascorso un anno lontano da Londra, ero completamente cambiato, perché avevo lasciato il passato alle spalle, avevo abbandonato le tentazioni.
Vivo in un posto sperduto, vicino Brighton. Brighton è diventata un posto alla moda, ma è ancora una cittadina gradevole.

B.M.:
Che cosa ti spaventa di più ? Io sarei terrorizzato se dovessi finire in prigione per motivi di droga, a causa della mia statura gli altri (prigionieri), annoiati, abuserebbero di me. Non sopporterei di essere violentato in una cella.

R.S.: Spero che tu non ci pensi troppo spesso! A me non piace volare. Ogni volta che salgo su un aereo, a meno che non sia ubriaco, mi chiedo se andrà tutto bene. Ho fatto un sacco di cose nella mia vita, per superare i miei limiti, per sperimentarmi, ma non so se riuscirei a buttarmi con il paracadute. Ora è la paura di morire. Tu hai paura di dover soffrire a lungo. Io ho paura che tutto si fermi. Negli anni 80 avevo paura di diventare pazzo a forza di bruciare i neuroni. Avevo paura di svegliarmi una mattina e non riconoscere più nessuno.

B.M.: Musicalmente e visivamente David Bowie fa parte dei tuoi primi ricordi?

R.S.: Sono stato subito affascinato dal suo personaggio, come la maggior parte delle persone della mia generazione.Lo notai in “Starman”, fine ’72 inizio ’73, avevo circa 13-14 anni. Tutti i miei amici appassionati di musica dicevano: ” Hai visto quel tipo strano in tv, ieri notte ? ” Lui personificava un altro mondo. Quando hai 14 anni ti senti frustrato. Bowie ci ha mostrato l’esistenza di un mondo immaginario. Ne sono stato ossessionato per 2-3 anni. Poi comprai Heroes e ho iniziato a criticarlo perché cominciavo ad avere una mia opinione. E’ stato strano, come mettere in discussione i propri genitori. Così mi sono staccato da Bowie. Il movimento punk è iniziato negli anni 75-76 e mi attraeva molto. Ma quando ho sentito ” Earthling ” nel ’97 mi sono riavvicinato a Bowie. Sono stato veramente commosso di suonare con lui per il suo cinquantesimo compleanno a New York. Mi aveva lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica. Ma dato che non sono sull’elenco nessuno sa il mio numero così pensavo fosse uno scherzo di qualche amico. Lasciai un messaggio sulla sua segreteria: ” Ti richiamerò, ma non ne sono sicuro “. Ma, dentro di me, ero euforico.

B.M.: Sei affascinato dal mondo di internet ?

R.S.: Riguardo la musica da scaricare penso che i dibattiti siano molto lontani dai punti essenziali, sarebbe a dire che un musicista dovrebbe essere sempre pagato per quel che fa, altrimenti non potrebbe più campare. Il problema è che la musica è troppo costosa. E’ un’ ingenuità credere che Internet sia gratis: c’è sempre qualcuno che paga e qualcuno che guadagna dei soldi, qualcuno che possiede l’infrastruttura. Offrire la propria musica gratis vuol dire fare il gioco dei grandi gruppi economici. I soldi vanno a questi gruppi. Internet è soltanto un nuovo modo per distribuire il prodotto. Negli Stati Uniti alcuni artisti non sono più nemmeno padroni del proprio lavoro.

B.M.: Saresti pronto per essere quotato in borsa, come Bowie?

R.S.: No. Quando ne parlai con lui eravamo in disaccordo su molti punti. Effettivamente avevo bevuto troppo ed ero piuttosto aggressivo. Ma non sono un ingenuo. I Cure, all’inizio, non avevano nemmeno un manager, così ho imparato ad analizzare i contratti, a capire in che modo le persone avrebbero cercato di fregarci. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di non firmare nessun contratto con un’altra major dopo l’uscita di questo ” Greatest Hits “.

B.M.: Chris Parry non è mai stato un vostro manager, ma con la sua casa discografica, la ” Fiction “, ha fatto un buon lavoro con e per voi.

R.S.: All’inizio lui era l’ unico che credeva in noi. Se non mi sbaglio la prima canzone sul demo era ” 10:15 ” e lui, dopo aver ascoltato 10 secondi del brano, voleva farci firmare il contratto . Era incredibilmente entusiasta e all’epoca, non potevamo chiedere di meglio. Anche se i nostri amici credevano in noi, era molto difficile diventare noti. Io volevo una piccola casa discografica, volevo avere soltanto un interlocutore, non volevo sentirmi dire: ” Quello non lavora più qui “. Non avevamo un contratto scritto. Sapevamo che se qualcosa fosse andato storto sarebbe bastata una stretta di mano per salutarci. Comunque la fine è stata un pò deludente. Qualcuno pensava che il nostro nuovo album ” Bloodflowers ” non avrebbe avuto successo e che non fosse un gran che. E’ dura sapere che la tua casa discografica non è più entusiasta per il tuo lavoro. Avevo già sofferto molto per le reazioni per le critiche a ” Galore “, tre anni prima. Il singolo ” Wrong number ” non aveva avuto il successo che si meritava, tranne che negli Stati Uniti, nessuna radio in Gran Bretagna lo mandava in onda. Mi sono anche chiesto se non si trattasse di una cospirazione! Questo è stato ciò che ha decretato la fine della band come gruppo pop. Mi ero deciso così ad abbandonare questo lato del gruppo.
Quando mi trovai in studio per registrare ” Just Say Yes ” non riuscivo a cantare, è questo il motivo per cui chiesi a Saffron ( il cantante dei Republica) di farlo. Io non ero in grado, cantavo in lacrime.

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B.M.:
La gente tende a pensare che uno come te non abbia nessuna paura da palcoscenico.

R.S.: In studio tutto si basa sulle emozioni. Normalmente io non ho una voce impostata sui demo. Qualche volta faccio veramente schifo in studio. Se ho bevuto troppo non riesco ad articolare bene le parole e quando sono di cattivo umore o stanco canto come Serge Gainsbourg ! Raramente la prima registrazione è buona. “Bloodflowers” è uno dei rari casi in cui è funzionato tutto subito.

B.M.:
Molti dei vostri video sono stati diretti da Tim Pope. Aveva una visione speciale, un interpretazione visiva in armonia con il vostro universo?

R.S.: Quando ci siamo incontrati è stato come se ci conoscessimo da sempre. Lui è riuscito a far risaltare il nostro lato umano, che noi tendevamo a nascondere. Ha fatto un gran lavoro per i Cure.

B.M.:
All’inizio avevate un’immagine di oscurità, di decadenza, di perversione, di disperazione ma poi hai scritto canzoni d’amore, più pop e con un certo senso dell’umorismo. C’è stato qualcosa in particolare che ha originato questa evoluzione?

R.S.: Il primo album non rientra in questa logica. E’ nato quando ancora andavamo scuola, non lo considero un album personale, ma come un album fatto insieme. Fino a ” Pornography ” ero in un circolo vizioso. L’ ispirazione era infinita, avevamo circa 20 anni ed eravamo veramente fusi. Durante la tournée ci chiedevamo chi sarebbe morto per primo, abusavamo di tutto. Soprannaturale, io ero felice di vivere negli eccessi, era un’ossessione, avevo dimenticato tutto il resto. Ma alla fine non ci sopportavamo più, tutto era troppo violento,non ci siamo visti per un anno e mezzo. Allora io andai in vacanza con mia moglie Mary nel nord dell’ Inghilterra per fare delle escursioni e allora mi accorsi, mentre provavo molta sofferenza per lo sforzo fisico, che non volevo abbandonare niente di tutto questo. Chris Parry, il capo della nostra casa discografica, è stato molto importante in quella circostanza. Avevo scritto il demo di ” Let’s Go to Bed ” che avrebbe potuto essere inserito in “Pornography”, con il suo suono molto lento. E Chris mi ha detto: ” Su dai, fai una canzone pop “. Ed io gli risposi: ” Ok, ma non con il nome dei Cure ” ma lui si rifiutò. Mi disse che a posteriori, dopo una decina d’anni, avrei capito il perchè. Lui aveva circa 10 anni più di noi ed aveva una visione globale molto chiara. Poi ho lavorato con Siouxsie & the Banshees e ho sviluppato il mio lato pop con ” Lovecats ” e ” The walk “. Senza questa esperienza, io non avrei mai osato questo genere. Il problema è che con ” Pornography ” siamo stati classificati come gruppo dark, avevamo quell’ immagine e la gente attorno a noi voleva vedermi come una persona molto cupa. E’ stato un periodo orrendo della mia vita.

B.M.: Ti senti responsabile per il movimento goth e tutti i suoi aspetti ridicoli? Io, spesso, prendo in giro questa tendenza perché qualche volta ci hanno ” accusato ” di essere goth e questo mi fa saltare veramente i nervi. Noi non siamo dei corvacci!!!

R.S.: E’ strano, noi non siamo mai stati un gruppo goth, nel senso che non esistono nostre foto con crocifissi o robe simili. Eravamo piuttosto un gruppo in impermeabile! The Banshees erano goth nel vero senso della parola. Io non ho nemmeno un disco goth. Odio i Sisters of Mercy. Durante la prima intervista che ho fatto per il “Greatest Hits” il giornalista mi ha fatto soltanto domande che riguardavano il lato goth. Sono diventato pazzo, gli ho detto ” in canzoni come ” Lovecats ” e ” Let’s Go to Bed ” dimmi che c’è di gotico! Ascoltati ” Friday I’m in love ” ! Un gruppo gotico fartebbe canzoni del genere! ” ma nonostante questo, mi piacciono le persone goth, sono adorabili. Se tu tralasci le loro fantasie morbide, la loro convinzione di morire se sottoposti alla luce del sole, possono essere veramente divertenti! Sei mai stato in Messico? Lì puoi trovare i goth migliori! Quando li vedi dal palco pensi che vestano in abiti goth tutti di nero, ma poi quando li incontri, vedi che indossano pantaloncini di tutti i colori!

B.M.: Che ne pensi del nu-metal? Slipknot, Limp Bizkit, Linkin Park…

R.S.: Mi piace qualche pezzo di chitarra. Il problema è che, in questo genere di gruppi, non mi piacciono le voci.  E’ come per i gruppi goth, credono di doversi conformare ad una determinata linea estetica, di urlare allo stesso modo. E’ una sorta di ribellione diventata scontata, una corrente. La vera ribellione è quella che non rientra negli schemi, che esce dalle strade già percorse, singolarmente, non in massa. E ho la sensazione che il nu-metal sia terribilmente cinico. Suppongo che questi ragazzi vivano per le loro band, ci credano realmente. Ma sono troppo stupidi per capire che non sono altro che vittime di un enorme piano pubblicitario. Ne so qualcosa perché mio nipote mi fa ascoltare questa roba. ” F**k you, motherfu**er, blablabla ” e io gli dico: ” O.K., hai la loro T-shirt? “. Gli Slipknot, sembrano Alice Cooper, ma non sono degni nemmeno di lustrargli le scarpe. Quel senso di teatralità, il culto del dolore e del degrado….ma poi tornano a casa loro e tutto va bene.

B.M.:
Bene, che ascolti al momento ?

R.B.: Il mio gruppo preferito in questi ultimi anni, a parte il vostro naturalmente, sono i Mogwai. Ho avuto una piccola corrispondenza con il loro leader, Steward. Gli dissi che ” Young Team ” era uno dei migliori album di debutto mai realizzato, lui mi ringraziò ecc…, un giorno parlai di lui a nme, il giornalista interpretò le mie parole ele mise nel loro sito. Io ho cercato di spiegare a Steward che c’era stato un errore, ma lui smise di scrivermi. Loro hanno energia, anima, tu poi sentirlo nella loro musica. Sono pieni di carisma, un gruppo che crede in quei valori.

B.M.: Grazie al cartone ” South Park ” hai guadagnato dei punti nei confronti dei tuoi nipoti. Hai salvato la terra!

R.S.: E alla fine, Stan dice: ” Disintegration, il miglior album di tutti i tempi! ” Io non sapevo cosa sarebbe successo.Mi avevano inviato una videocassetta, quella in cui tutti discutevano se il cane fosse gay o meno. Io ridevo a crepapelle, ma allo stesso tempo lo trovavo ignobile. Mi spedirono delle cose da leggere, mi fidavo di loro. Avevo il copione ma c’erano delle parti mancanti per creare l’effetto sorpresa. Non volevano che nessuno sapesse niente,volevano stupire. Quando mi sono visto, ho trovato tutto molto surreale. Avrei voluto essere coinvolto maggiormente nel progetto.

B.M.: Quale metodo avete usato per scegliere le canzoni da inserire nel ” Greatest Hits ” ? Avete fatto un sondaggio tra i vostri fans ?

R.S.: Quello è ciò che voleva la casa discografica, ma io ho accettato di fare la promozione di questo album soltanto se avessi potuto scegliere personalmente le canzoni e se fosse stato incluso un secondo cd con il best of. Hanno accettato. Visto che aggiungere soltanto due inediti non ci sembrava abbastanza. L’idea di un album con le versioni acustiche è venuta dopo. Ho pensato che, da fan, mi sarebbe piaciuto sentirele stesse versioni suonate in modo diverso. Io ero l’unico che voleva veramente quest’ album acustico. Noi siamo stati il primo gruppo a richiedere un cd gratis da allegare al ” Greatest Hits “. Tutte le major ci odiano perché ora la gente pretende un cd gratuito allegato ad ogni ” Greatest Hits ” .
Ci odiano anche gli artisti perché ora devono inventarsi qualcosa di più. Fino ad ora i best of servivano solo a far soldi. So che negli Stati Uniti basano tutto sul possibile guadagno finanziaro: non conoscono quale sia il significato della parola ” free”. Quello era, per me, l’unico modo per poter continuare a guardare negli occhi i fans. Quindi ci siamo incontrati con gli altri cinque componenti del gruppo. Avevamo dieci canzoni su cui eravamo d’accordo. Volevo che questo disco fosse un successo commerciale, ma non volevo escludere le nostre prime canzoni. ” A Forest ” non è mai stata in classifica ma sarebbe stato un vero peccato lasciarla fuori, visto che comuque ai fans ed al gruppo avrebbe fatto piacere trovarla nel disco. Così io ho evitato di imporre le mie canzoni preferite come “A Letter to Elise”, ” Charlotte Sometimes ” e ” Hot Hot Hot “. Volevo che questo disco fosse in qualche modo completo. Molta gente mi ha chiesto perché non avevamo scelto “killing an Arab” un pezzo del nostro primo album. Ciò che mi infastidisce è che pensano che non abbiamo osato farlo dopo gli eventi dell’11 settembre. Questa canzone mi perseguita per via del suo titolo. La Guerra del Golfo, gli attacchi terroristici negli Stati Uniti… è la canzone numero uno delle canzoni anti-arabi. Se potessi cambiare una sola cosa, tornerei indietro nel passato, a quel giorno a scuola, quando scelsi il titolo e lo cambierei. Però non cambierei la canzone.

B.M.:
Quante volte avete pensato di sciogliervi ?

R.S.: Il gruppo, che avevamo formato a scuola, è scoppiato. Il trio seguente, quello di “Pornography “, si è sciolto. Dopo la tournée di ” Disintegration ” ero veramente sul punto di lasciar perdere tutto. Ero in ginocchio, ho capitoche dovevo prendere le distanze da tutto quanto. Così sono stato a casa per alcuni mesi dopo l’uscita di “Galore” nel 1997, pensavo che era finita. Ma mi trovo molto meglio ora con il gruppo piuttosto che 10 anni fa.

B.M.: Ci sono artisti per cui la musica è essenziale, come respirare o mangiare, creano continuamente, non possono fermarsi. Penso che tu appartenga a questa categoria di artisti.

R.S.: Non è sempre facile da accettare, mi rendo conto di stare ancora con Mary solo perché lei è sempre stata incredibilmente tollerante verso questo fuoco dentro di me. Io vivo soltanto per la musica, tutto il resto non ha importanza.

November 2001

© Les Inrockuptibles

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